Ecco alcune delle domande più frequenti che in 43 anni di carriera come chirurgo plastico mi sono state rivolte riguardo alla al intervento di mastoplastica additiva

 

Nel caso in cui i due seni dovessero risultare asimmetrici, esiste una soluzione?
La maggior parte delle donne non operate lamenta una certa asimmetria. Se dopo l’intervento tale asimmetria dovesse risultare più evidente è possibile eseguire un intervento di ritocco per correggerla.

Quanto tempo durano le protesi?
Non si può affermare con certezza, la durata può essere molto variabile: in certi casi potrebbero durare per tutta la vita. Le protesi che si usano al giorno d’oggi sono di qualità molto elevata e molto più resistenti rispetto ai modelli di cui si disponeva anni fa. Nonostante il fatto che le protesi siano ora più resistenti rispetto al passato è necessario segnalare che in esse esiste un piccolo rischio di rottura precoce (entro i primi 10 anni) e che la possibilità di rottura aumenta logicamente con il passare del tempo.
La durata di una protesi varia da donna a donna ed è necessario sapere che anche se molto improbabile esiste il rischio di una rottura anche se non si può determinare quando e a chi ciò avverrà. Per fortuna si hanno però mezzi visivi come l’ecografia e la risonanza magnetica mammaria che riescono a diagnosticare la rottura dell’impianto in fasi molto precoci, ciò permette di risolvere il problema con la sostituzione dell’impianto.
La squadra medica del Dr Catania consiglia di utilizzare periodicamente questi mezzi per valutare l’integrità delle protesi. Si consiglia quindi di eseguire un’ecografia almeno ogni due anni per i primi dieci anni di vita dell’impianto, una risonanza magnetica attorno al decimo anno di vita della protesi e a partire da allora effettuare ogni anno un’ecografia e ripetere le risonanze ogni 5-10 anni.

Un forte urto può danneggiare le protesi?
Può succedere solo in caso di incidente molto grave in cui dovesse rompersi parte della capsula. Se essa dovesse trovarsi attaccata alla protesi, potrebbe verificarsi un’ernia del suo contenuto. È un’ipotesi alquanto improbabile.

È possibile lo scoppio della protesi durante i viaggi in aereo?
La risposta è un NO categorico.

Il peso della protesi può provocare la caduta del seno?
No, a meno che la grandezza dell’impianto non sia adeguato alla paziente. Alcune donne richiedono protesi esagerate o realizzate su misura che possono provocare l’abbassamento del seno. È necessario seguire i consigli del chirurgo al momento della scelta delle protesi.

Dopo la mastoplastica additiva è possibile allattare?
Normalmente sì. La paziente che si sottopone all’intervento di mastoplastica additiva potrà allattare in futuro salvo che in casi particolari in cui per caratteristiche specifiche della mammella non sia possibile l’allattamento.

Nonostante le cicatrici, è possibile prendere il sole in bikini o in topless?
Si possono utilizzare bikini di dimensioni ridotte, purchè le cicatrici restino completamente nascoste. Dalla terza settimana sarà possibile prendere il sole anche in topless proteggendo però le cicatrici dai raggi solari. Dopo un anno sarà possibile prendere il sole anche sulle cicatrici.

Le mammografie continueranno ad essere affidabili dopo che ci si è sottoposte a questo tipo di intervento?
Sì. Le mammografie sono affidabili comunque e non è necessario aumentare la loro frequenza. In alcuni casi, è possibile che le mammografie richiedano una proiezione in più per osservare meglio i punti che potrebbero nascondere le protesi.

Una protesi mammaria può originare un cancro?
Assolutamente no. È stato dimostrato che non esiste alcun tipo di rapporto tra il cancro e le protesi mammarie.

 Come posso dimostrare che la protesi è stata impiantata?
La normativa del Ministero della sanità richiede che venga consegnato un giustificativo in cui devono essere inclusi i dati dell’impianto posizionato (marca, volume, ecc) così come quelli del chirurgo che ha effettuato l’intervento.

In che caso l’operazione potrebbe non essere indicata?
La mastoplastica, come tutte le operazioni, è sconsigliata quando la paziente soffre di malattie che possano interferire con il processo chirurgico o se si rileva una possibile reazione all’anestesia. Di conseguenza è fondamentale realizzare uno studio mammario preventivo con mammografia e un esame medico completo. È importante inoltre che la mammelle abbiano completato il proprio sviluppo affinché l’intervento possa essere realizzato.

Quali rischi porta con sé la mastoplastica?
Come in qualsiasi intervento chirurgico, possono verificarsi emorragie, infezioni, sanguinamento superiore alla norma o complicazioni relative all’anestesia. 

Per quanto riguarda i rischi specifici, ciò che preoccupa maggiormente a causa del suo indice di incidenza è la contrattura capsulare, ovvero l’indurimento della cicatrice che si crea attorno alla protesi. Quando si esegue un impianto, l’organismo avvolge la protesi in uno strato di tessuto. Questo strato è noto come “capsula” e nella maggior parte dei casi presenta pareti sottili e lascia uno spazio sufficiente affinché la protesi possa distendersi, conservando in questo modo l’adeguata morbidezza al tatto. In una piccola percentuale di donne, la capsula invece si ingrandisce, si ritrae e comprime le protesi, che risultano poi dure. La contrattura capsulare può verificarsi in uno o entrambi i seni.

 Ci sono quattro diversi gradi di durezza o struttura della mammella che variano da lieve indurimento al tatto, non visibile, fino a deformità importanti che richiedono un nuovo intervento. Al primo grado ci troviamo di fronte a una protesi morbida e senza contrattura capsulare. Al secondo grado, la capsula è leggermente dura. Questo indurimento può essere risolto con sedute di ultrasuoni abbinate a massaggi. Al terzo e quarto grado le capsule sono molto dure. Nelle situazioni più estreme può avvenire che la protesi si sposti verso l’alto e lateralmente, deformando la mammella. In entrambi i casi la soluzione è un intervento con la finalità di asportare parzialmente o completamente la capsula, in modo che vi sia ancora spazio sufficiente affinché la protesi si distenda e torni nuovamente morbida.

La contrattura si può verificare in qualsiasi momento. Non si sa ancora il motivo per cui alcune donne la producono e altre no. Se, dopo sei mesi dall’intervento non si sono manifestati segni di indurimento, è più improbabile che ciò si verifichi. 

L’incidenza di questa complicazione si aggira attorno al 3% secondo le statistiche. In caso di contrattura capsulare, il chirurgo dovrà spiegare che le possibilità che ciò si ripeta non sono uguali all’inizio (del 3%) ma superiori. 

Può inoltre essere osservata una perdita o diminuzione di sensibilità di una regione localizzata del seno e del capezzolo, che può risultare permanente, oppure al contrario una ipersensibilità in queste stesse zone. Per quanto riguarda le cicatrici, possono verificarsi alterazioni che richiedono un trattamento correttivo aggiuntivo dopo l’intervento chirurgico.Occorre segnalare che i rischi descritti si osservano in rare occasioni.